La metafora della carrozza di Gurdjieff

Oggi voglio raccontarvi una “favola”, o meglio una incredibile metafora della carrozza di Gurdjieff, in cui mette in risalto la condizione dell’essere umano, con tutte le sue personalità, attraverso l’analogia del trasporto di un passeggero con una carrozza trainata da cavalli e guidata da un cocchiere.
 
Analizzando le singole parti:

la carrozza rappresenta il corpo fisico, il passeggero l’anima o parte cosciente, il cocchiere la mente o parte inconscia ed i cavalli le emozioni.
Nella realtà di oggi, Gurdjieff dice che la maggior parte degli uomini vivono in uno stato addormentato, in cui la nostra coscienza è dormiente e quindi lasciando di essere guidati dal cosiddetto “pilota automatico” (ovvero mente ed emozioni), che guida e gestisce la nostra carrozza (corpo fisico).
Ma se il passeggero (anima-coscienza) sta dormendo, chi decide la strada, la direzione giusta? Il cocchiere (mente); e se anche questo è confuso, distratto, e non sa bene dove andare? Si lascia trainare dai cavalli (emozioni).

La prima impressione che ho avuto nel pensare all’immagine della metafora è stata: che confusione!

Pensare di vivere, essere guidata solo dalle emozioni mi crea un senso di quasi smarrimento, ovvero mi sento che posso decidere, cambiare idea in qualsiasi momento, sento di non avere un punto fermo, una direzione appunto, un obiettivo.                                   
Vedo la scena di cavalli che corrono liberi, all’unisono tra di loro, con una chiara e diretta comunicazione, andando dove li porta il loro istinto, i loro bisogni. Così allo stesso modo, vedo la carrozza correre, per poi sterzare di colpo, rallentare, riprendere la corsa, fermarsi di colpo e stop.
Ho bisogno di fare un profondo respiro.

Ed ecco che arriva in soccorso la mente, con tutte le sue domande, cercando di trovare una spiegazione, un significato, dando un senso a tutto questo movimento, questo caos interiore. Il Giudice che ti attacca con le sue strategie, la voglia, la spinta di avere una risposta certa, una soluzione, una via di uscita; la libertà, sentirsi libero e lasciare che ritorni la calma, la tranquillità, il silenzio.
Ma non funziona, o meglio solo in apparenza.

Solo nel momento in cui abbandoni tutte le maschere, le strategie che ti hanno accompagnato fino ad oggi; solo nel momento in cui rimaniamo in ascolto interiore, nella parte più profonda e pura di noi stessi; solo nel momento in cui siamo rilassati, respiriamo fluidamente, siamo con gli occhi verso l’interno; solo nel momento in cui siamo aperti verso la riscoperta di chi siamo arriva la voce del passeggero, ovvero dell’anima.

Ascoltando questa voce, siamo in grado di trasmettere le informazioni, le indicazioni corrette alla mente (cocchiere), che di conseguenza prenderà in mano le redini e guiderà in maniera impeccabile le emozioni (cavalli).

Con questa metafora Gurdjieff vuole farci vedere e riflettere su come “viviamo la nostra vita immersi in un sonno profondo”, pur essendo convinti di essere svegli e consapevoli delle scelte che facciamo. Crediamo di essere coscienti di ciò, delle strade che decidiamo di percorrere; ma non è la vera realtà e dietro si nasconde una grande illusione, in quanto la maggior parte delle persone agiscono in maniera inconscia (non ascoltando la propria anima) ed agendo spesso in maniera abitudinaria, in base alle credenze ed agli schemi mentali che abbiamo assorbito dalla nascita.
Seguendo la metafora, se l’anima dorme, è la mente a “comandare” e per abitudine, sceglierà sempre le stesse strade, le stesse esperienze, gli stessi errori, ansie, paure, le stesse situazioni, anche se non più desiderati e necessari. Allora come si può cambiare, così come la nostra vita, se la direzione è comunque la stessa? E come può cambiare la nostra direzione se chi deve deciderla è caduto in un sonno profondo e lascia tutto in balia del cocchiere confuso (la mente) e si lascia trainare da cavalli (le emozioni) condizionati dal mondo esterno?
Bisogna prendere il controllo della carrozza e l’unico modo possibile è quello di eliminare tutto il rumore di fondo che affolla la mente.

Dobbiamo ricordarci chi siamo veramente!

E l’importanza di essere svegli e presenti a noi stessi. Possiamo uscire da questo stato di sonno profondo, iniziando ad osservare i nostri pensieri, schemi mentali, abitudini, emozioni e comportamenti automatici. Si può iniziare quindi un vero e proprio percorso di consapevolezza, di risveglio della coscienza, per ritornare a contatto con la nostra vera essenza, la VERITA’.
 
“La condizione fondamentale dell’uomo è il sonno; l’uomo è addormentato, la sua coscienza è ipnotizzata, confusa; egli non sa chi è, non sa perché agisce, è una specie di macchina, un automa, cui tutto “succede”; non ha il minimo controllo sui propri pensieri, sulle proprie emozioni, sulla propriaimmaginazione, sulla propria attenzione; cr ede di amare, di desiderare, di odiare, di volere, ma non conosce mai le vere motivazioni di questi impulsi che compaiono e scompaiono come meteore; dice “io sono”, “io faccio”, “io voglio”, credendo di avere davvero un ego unitario, mentre è frammentario in una moltitudine di centri che di volta in volta lo dominano; si illude di avere coscienza di sé, ma non può svegliarsi da sé, può soltanto sognare di svegliarsi; pensa di poter governare la propria vita, ma è una marionetta diretta da forze che ignora; trascorre l’intera esistenza nel sonno e muore nel sonno; passa tutto il tempo in un mondo soggettivo cui non può sfuggire; non è in grado di distinguere il reale dall’immaginario; spreca le proprie energie a inseguire cose superflue; e solo qualche volta si rende conto che non è soddisfatto, che la vita gli sfugge, che sta sciupando l’occasione che gli è stata offerta.”
 – G.I. Gurdjieff -